VERSO LA PROROGA PER IL GLIFOSATO, LEGAMBIENTE: “L’ITALIA VOTI NO E LAVORI AFFINCHÉ IN EUROPA SI VADA NELLA DIREZIONE DELLA MESSA AL BANDO”

A dicembre dell’anno in corso, la proroga al rinnovo dell’utilizzo del glifosato scadrà. Stando alle ultime indiscrezioni, non solo pare che l’indirizzo sia quello di un nuovo rinnovo ma che, addirittura, si imbocchi la strada di una proroga a dieci anni. Rumors che hanno messo in allerta le associazioni ambientaliste e che hanno riacceso il dibattito relativo all’utilizzo dell’erbicida più diffuso al mondo. Scelto per la sua particolare efficacia nel combattere le piante infestanti, lo scorso luglio l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ne ha legittimato la proroga, riscontrando l’assenza di “aree critiche di preoccupazione” riguardo al suo impiego. Nel 2015, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione mondiale della sanità, dal canto suo, lo aveva però classificato come «probabile cancerogeno per gli esseri umani» e numerosi studi ne hanno evidenziato effetti negativi sull’ambiente e sulla salute umana.

Nonostante, dunque, le evidenze scientifiche, il fatto che, come chiarito da ISPRA, il glifosato rappresenti uno dei contaminanti più diffusi nelle acque sotterranee e superficiali, l’incidenza di infertilità maschile e le alterazioni del microbiota intestinale nei soggetti che entrano a contatto con questo microbiota, il destino della proroga sembra essere già scritto. Alla luce di ciò, Legambiente è tornata a chiedere che si tenga conto della salute delle persone, della salubrità dell’ambiente e del buon senso al momento del voto.

“Quello che chiediamo e che ci auguriamo per bene di tutte e tutti – ha dichiarato Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente – è che l’Italia voti no al rinnovo della proroga all’utilizzo del glifosato. Ogni genere di prolungamento sarebbe in netto contrasto con quanto indicato dalle strategie europee From farm to fork e Biodiversity 2030 che chiedono senza possibilità di fraintendimenti di puntare sulla sostenibilità ambientale dell’intero settore agroalimentare attraverso il raggiungimento di obiettivi al 2030 come la riduzione del 50% dei pesticidi, del 20% dei fertilizzanti e del 50% degli antibiotici utilizzati negli allevamenti, il raggiungimento del 25% di terreni agricoli dedicati al biologico a livello europeo, il raggiungimento del 10% di aree agricole destinate a fasce tampone e zone ad alta biodiversità.”

Il monito dell’associazione ambientalista è chiaro: dall’Italia arrivi un secco no e un lavoro in sede europea al fine di poter mettere definitivamente al bando una sostanza potenzialmente pericolosa come il glifosato, mutuando l’esempio delle molte realtà nazionali che hanno già optato per questa soluzione con risultati più che soddisfacenti.