Qualità e sostenibilità al centro delle rassegne-degustazioni di Legambiente: un appuntamento storico per valorizzare il vino biologico, biodinamico e prodotto nelle aree protette, tra crisi climatica, sfide del mercato e nuove politiche per il settore.
Entro il 2030, il valore del settore del vino bio toccherà quota 25 miliardi di dollari, quasi triplicando rispetto ai 9 miliardi del 2021, con un tasso di crescita annuo dell’11,3%. Un’espansione trainata in gran parte dalla generazione dei Millennials.
Si è tenuta questa mattina, nello spazio della Regione Abruzzo a Vinitaly, la presentazione della XXXIII edizione della Rassegna-degustazione nazionale dei vini biologici e biodinamici di Legambiente. Un appuntamento ormai storico, che da oltre trent’anni premia le migliori etichette italiane e stimola il dibattito politico e istituzionale sulla necessità di accompagnare con strumenti concreti la transizione ecologica del comparto vitivinicolo.
All’incontro hanno partecipato Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente; Angelo Gentili, responsabile agricoltura Legambiente; Emanuele Imprudente, vicepresidente della Regione Abruzzo; Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo; Mariagrazia Mammuccini, presidente di FederBio; Giancarlo Gheriglio, curatore della guida Slow Wine (Slow Food); Giuseppe Ferroni, presidente della Rassegna e docente presso il Dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Pisa; Camillo Zulli, direttore della Biocantina sociale Orsogna.
Nel corso della mattinata, ampio spazio è stato dedicato alle sfide più urgenti che il settore del vino biologico si trova ad affrontare: dall’impatto sempre più marcato della crisi climatica sulle produzioni, alla necessità di strumenti di sostegno efficaci per le aziende che scelgono la sostenibilità, fino ai rischi connessi alle politiche commerciali internazionali, come l’imposizione di dazi da parte degli USA di Donald Trump sui prodotti agroalimentari europei.Una minaccia reale, che rischia di colpire soprattutto le realtà più virtuose e orientate all’innovazione.
A confermare l’importanza strategica del comparto arrivano i numeri. Il mercato globale del vino biologico sta vivendo una crescita senza precedenti: secondo una recente analisi di InsightAce Analytic, entro il 2030 il suo valore toccherà i 25 miliardi di dollari, quasi triplicando rispetto ai 9 miliardi del 2021, con un tasso di crescita annuo dell’11,3%.
Un’espansione trainata in gran parte dalla generazione dei Millennials, che con il loro approccio “meno ma meglio” cercano prodotti di qualità, sani e con un impatto positivo sull’ambiente. Dati, questi, che confermano la tendenza generale del settore biologico.
Stando ai dati dell’Osservatorio SANA, curato da Nomisma in collaborazione con FederBio e AssoBio, nel 2024, le vendite di prodotti biologici sul mercato interno hanno superato i 6,5 miliardi di euro, con una crescita del 5,7% rispetto all’anno precedente. Sul fronte estero, l’export agroalimentare biologico italiano ha raggiunto i 3,9 miliardi di euro, segnando un incremento del 7%. Il canale specializzato bio ha superato il miliardo di euro (+9%), a conferma di una fiducia crescente da parte dei consumatori.
Alla luce di ciò, Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente, ha ribadito l’importanza di un modello produttivo orientato alla sostenibilità: “Negli anni, il biologico è passato dall’essere una nicchia a una realtà consolidata, con un impatto crescente sia sul mercato interno che sull’export. Ma la transizione ecologica ha bisogno di politiche strutturali di sostegno, affinché chi sceglie questa strada non venga lasciato solo. Dobbiamo garantire risorse adeguate e stabilità normativa per fare in modo che il vino bio e sostenibile non sia solo un’eccellenza, ma diventi la norma, e si devono velocizzare le politiche di riduzione delle emissioni climalteranti e quelle di adattamento per evitare che la crisi climatica metta in ginocchio nei prossimi decenni questa filiera straordinaria dell’agroalimentare italiano.”
Per Angelo Gentili, responsabile agricoltura dell’associazione, “il vino biologico made in Italy rappresenta un modello vincente di sostenibilità e qualità. Tuttavia, le aziende che hanno intrapreso questo percorso devono essere sostenute con incentivi economici e politiche commerciali che proteggano il settore dalle speculazioni e dai dazi. La nostra rassegna nasce proprio con l’obiettivo di valorizzare queste esperienze e portare all’attenzione delle istituzioni la necessità di un impegno concreto per il futuro del vino sostenibile.”
La XXXIII Rassegna-degustazione nazionale dei vini biologici e biodinamici di Legambiente si inserisce in questo scenario con l’obiettivo di premiare le eccellenze, stimolare il cambiamento e dare voce a chi produce qualità in modo responsabile. Ogni anno arrivano centinaia di campioni da tutta Italia, a dimostrazione che la viticoltura biologica, che evita il ricorso a molecole di sintesi, conserva la biodiversità e garantisce un prodotto salubre, è l’apripista di un nuovo modello produttivo che può e deve diventare la norma per l’intero settore vitivinicolo.
Per maggiori informazioni sulla Rassegna – degustazione nazionale dei vini biologici e biodinamici di Legambiente: agricoltura.legambiente.it