Alla Green Fair di Bari confronto tra istituzioni, imprese e Legambiente sul ruolo dell’agrivoltaico nella transizione ecologica. Gentili: “Opportunità strategica contro la crisi climatica”. Ciafani: “L’Italia deve accelerare sulle rinnovabili”.
Non più una frontiera sperimentale, ma uno dei passaggi chiave della transizione ecologica italiana. L’agrivoltaico è stato al centro della Sessione VI di Green Fair – Agorà delle Energie Rinnovabili, ospitata alla Fiera del Levante di Bari, dove istituzioni, imprese, ricerca e associazioni ambientaliste si sono confrontate sul tema “La sfida dell’agrivoltaico in Italia: rinnovabili, produzione agricola di qualità e decarbonizzazione”.
Un incontro che ha messo in evidenza quanto il tema sia ormai strategico non soltanto sul piano energetico, ma anche agricolo, economico e climatico. In un Paese attraversato dagli effetti sempre più evidenti della crisi climatica, dalla siccità agli eventi meteorologici estremi, la possibilità di integrare produzione agricola ed energia rinnovabile viene oggi considerata una delle sfide decisive per il futuro dell’agricoltura italiana.
A moderare il confronto Margherita Ambrogetti Damiani, responsabile comunicazione di Legambiente Agricoltura, in un panel che ha visto gli interventi di Angelo Gentili, responsabile agricoltura Legambiente, Simona Brancaccio, direttrice generale dell’Ufficio speciale valutazioni ambientali della Regione Campania, Massimo Monteleone dell’Università degli Studi di Foggia, Alessandro Visalli, consigliere Oxy Eos, e Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.
Nel corso della sessione è emersa con forza la necessità di superare la contrapposizione ideologica che per anni ha accompagnato il dibattito sulle rinnovabili in agricoltura. Il tema centrale non è più scegliere tra produzione agricola ed energia, ma costruire modelli capaci di tenere insieme entrambe le esigenze senza compromettere qualità, biodiversità e tutela del territorio.
I sistemi agrivoltaici, infatti, consentono di dare continuità alle attività agricole sotto o tra le file dei pannelli, creando una sinergia positiva tra il settore primario e la produzione di energia rinnovabile. Favoriscono l’integrazione del reddito agricolo, mitigano gli effetti dei cambiamenti climatici sulle colture, a partire dall’eccessiva insolazione, e contribuiscono alla riduzione dei consumi idrici.
“L’agrivoltaico può rappresentare una straordinaria opportunità per il sistema agricolo italiano, a partire dalle aree più colpite dalla crisi climatica — ha dichiarato Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente. Servono, però, qualità progettuale e pianificazione. La vera sfida è integrare innovazione energetica e produzione agricola di qualità, rafforzando la resilienza delle aziende agricole e contribuendo alla decarbonizzazione del Paese, mettendo al centro il ruolo degli agricoltori.”
Al centro del confronto anche il tema delle autorizzazioni e della governance territoriale. Un passaggio considerato fondamentale per evitare conflitti locali e garantire impianti realmente compatibili con le vocazioni agricole delle aree coinvolte. Parallelamente, il mondo della ricerca ha ribadito l’importanza di investire in sperimentazione scientifica per monitorare gli effetti degli impianti sulle colture, sul consumo idrico e sul microclima.
Secondo quanto emerso durante il panel, l’agrivoltaico può diventare anche una leva economica importante per le aree rurali, contribuendo a ridurre il fenomeno dell’abbandono dei campi coltivati, creando nuove filiere industriali e opportunità occupazionali, soprattutto nel Mezzogiorno.
A chiudere la sessione è stato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, che ha rilanciato il ruolo strategico delle rinnovabili nel percorso di indipendenza energetica, riduzione delle bollette e contrasto alla crisi climatica.
“L’Italia deve accelerare sulla transizione energetica — ha dichiarato Ciafani. L’agrivoltaico rappresenta una delle soluzioni più avanzate per produrre energia e per sostenere un’agricoltura più resiliente agli impatti climatici. Servono regole chiare, trasparenza e una visione industriale capace di accompagnare il cambiamento. Alle istituzioni regionali chiediamo non di porre paletti per fermare la realizzazione dei progetti, ma di selezionare e favorire quei sistemi agrivoltaici che rappresentano una reale sinergia positiva tra produzione di energia rinnovabile e agricoltura”.
Dal confronto di Bari esce dunque un messaggio preciso: la transizione ecologica non può più essere affrontata separando energia, agricoltura e tutela ambientale. Ed è proprio sull’agrivoltaico che oggi si misura la capacità del Paese di costruire un modello di sviluppo capace di coniugare innovazione, sostenibilità e futuro delle aree rurali.